Voigtländer Vitomatic IIa

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Brand: Voigtländer
Model: Vitomatic IIa
Produced: 1960
Type: Rangefinder
Format: 35mm
Lens: fixed, Voigtländer Color-Skopar 50mm f / 2.8
Exposure: Manual, built in light meter
Focus: Manual rangefinder
ISO: 12-800 manual setting
Flash: PC Socket

Ah, so the needle should go inside the circle!

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The light meter window near the shutter release button

No, it’s not porn, i’m talking about a light meter, and it is the way in which, as a child, I learned how to do properly exposed images.

The lens of the Vitomatic IIa is excellent in sharpness and in color rendering, it is a Voigtländer and therefore is a guarantee. The lightmeter is pretty accurate, and you can see it inside the viewfinder and on a little window located at the top of the camera (so you can make adjustments without taking the camera to your eye). The meter indicator is composed by a needle, activated by the amount of light present in the scene, and by a circle that moves along with the aperture dial. To obtain the correct exposure the circle should overlap to the needle. Simple as eating candies, for a beginner 😉

Voightlander_Vitomatic_IIa_09All adjustments are made through the rings on the lens: time, aperture, focus, iso and flash, for which there is a plug for the PC cord, in fact the machine only has an accessory shoe.

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The focusing “automation” simbols

The focus is achieved through the rangefinder, ie in the center of the viewfinder there is a circular area where we see what we are framing doubled: turn the focus ring until the two images match up (for the subject you’d like to have in focus).

Continuing the discussion about the focus this camera has some sort of “automation”: on the lens there are two red symbols, a triangle and a circle, which indicates two focus distances which guarantee a large depth of field.
This can be really useful when shooting moving subjects or when you need to shoot rapidly such in street and candid photography.
Here below the diagram indicating the adjustments for this “zone focusing system”

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I have a love-hate relationship with this camera. I love it because it is my father’s camera and the one that I used to learn how to shoot. I also love the opportunity to recalibrate the exposure without having to put the eye on the viewfinder. The lens gives beautiful and sharp images.
But it has a few things that I consider to be flaws and which are quite annoying for me: first of all it is very heavy, about 800g, it is really uncomfortable to carry around! Then, in situations where there’s strong lights and in backlight, the rangefinder becomes almost unusable, is really hard to see the second image superimposed.
The last thing, and this is something related to my personal tastes, is that I prefer more wide lenses, 50mm are just too much!

Brooklyn: film backstage for the Pois Gras’s shooting

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While I was working as a lighting technician for Pois Gras, for a shooting inspired by the film Brooklyn, I took the opportunity to make a quick test with my Fuji DL-200 II and an Agfa Vista 400 film.

I just wanted to evaluate how this film reacts to the warm light of sunset.

The photos become more vivid and saturated and the colors richer as the sun was declining and the warmth of the sunlight increase.

You can read the Pois Gras post with the beautiful photos by Paola Saia here: Un look new vintage ispirato al film “Brooklyn” (sorry only in italian)

Thanks to Isabella Novati who posed, to Sara Pamio who took care of clothes and accessories and to Paola from Pois Gras who personally made makeup and wigs.

Yashica ML 50mm f1.9 + Agfa Vista + Bad Frog

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I was at a free live show in Piacenza and in my bag i was carrying one of my “Photo Shove” film cameras and my Yashica FX3 super 2000.

On stage, in the town square, the Bad Frog was entertaining the audience with their italo-punkrock but unfortunately, in a location like that, it was virtually impossible to hope that there was some pogo or crowd surfing.

Thanks to the headliners rigs, the light set was more “professional” so I decided to take some pics with my SLR: I was testing a roll of AGFA Vista 400 pushed to 1600 and a 50mm f1.9 ML Yashica lens!

We must consider that I was shooting at F1.9 and F2.8, so my DoF were approximately between 1 to 2 meters and that the manual focusing in this low light conditions is really hard to do.

However I’m surprised about the results! Both the lens and the film have returned god colors and sharpness!!

Next time I’ll have to take more shots and try to push the AGFA to 3200! (HERE you can read about the first failed attempt)

Oh and I’m on the hunt for another ML Lens (maybe a 24mm)!

Built To Last: Ferrania Eura

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Marchio: Ferrania
Modello: Eura
Prodotta: 1959
Tipologia: Medio Formato
Formato: 120mm
Obbiettivo: In plastica ad un elemento
Esposizione: Semi manuale senza esposimetro
Fuoco: Manuale in metri
ISO: Senza impostazioni
Flash: no

Ma che davero davero?

La Ferrania Eura e’ fondamentalmente un pezzo di plastica dal design retro’ e dall’aspetto divertente e accattivante.

La qualita’ degli scatti mi ha piacevolmente sorpreso, soprattutto se penso che l’obiettivo ha un solo elemento ed e’ di plastica!!! I controlli sono elementari: messa a fuoco, apertura focale e pulsante di scatto.

Eura_164320Iniziando dalla messa a fuoco, occorre precisare che non e’ presente nè un telemetro, nè nessun altro modo di “vederla”, infatti nella ghiera troviamo indicate le misure 2, 3, 5, 8 metri e Infinito e ci dobbiamo basare su quelle e sulla nostra capacita’ di valutare la distanza dal soggetto.

Abbiamo a disposizione 2 aperture focali f8 e f11 da usarsi rispettivamente in caso di ombra o cielo nuvoloso ed in caso di sole. Infine lo shutter, che scatta ad un tempo di 1/50… e non c’e’ modo di impostare gli ISO!

Questa cosa, ai giorni nostri, puo’ sembrare sconvolgente, in realta’ ai tempi era la norma ed era la base di costruzione di questo tipo di macchine, compresa la piu’ famosa Kodak Brownie.

Eura_164633Semplicemente la Eura era una macchina progettata per scattare di giorno, al sole o all’ombra, con un rullino da 50 ISO. Quando dico “di giorno” escludo ampiamente alba e tramonto e mi posiziono in quel lasso orario che va dalle 10 del mattino alle 5 del pomeriggio in primavera o estate, e dalle 11 alle 15 in inverno (calcolo impreciso ma rende l’idea della quantita’ di luce necessaria).

Personalmente ho usato un rullino da 100 ISO (Fomapan) e, avendo scattato un una giornata di sole incredibilmente bella, alcune foto sono risultate un po’ sovraesposte.

Naturalmente questa macchina offre altre possibilità, ma occorre essere un po’ scaltri nell’applicazione di certe conoscenze tecniche. Eura e’ nata per poter fotografare con f11 a 1/50 a 50 ISO il che ci da una valore di esposizione (EV) di (quasi) 14 cioe’ quello di una giornata di sole “media”, da qui,applicando la regola Sunny 16, scopriamo che usando 200 ISO la macchina possiamo scattare in giornate grigie e nuvolose (EV 12) e usando una pellicola 400 ISO arriviamo a scattare al tramonto (EV11).  Si potrebbe addirittura pensare ad arrivare (tirando il rullino) fino a 3200 ISO e scattando cosi’ anche in interno ben illuminati (EV8)… nulla ci vieta di sperimentare!

C’e’ anche l’attacco per il sincro del flash… e qui i calcoli si fan difficili… molto!!!

Eura_164746Occorre fare attenzione allo shutter, infatti scatta liberamente e non vi e’ nessun meccanismo che lo blocca in attesa dell’avanzamento della pellicole, quindi si richia di fare esposizioni multiple involontarie.

20160506_161939Ne consegue che l’avanzamento pellicola e’ libero, si tratta solamente di una rotella dentata senza fermi o blocchi, quindi dobbiamo guardare attentamente nel piccolo oblo’ sul retro per capire quando siamo arrivati al punto giusto per scattare un’altra foto. (NB solitamente le pellicole 120 hanno le indicazioni col numero di fotogramma, bastera’ far combaciare il numero al centro dell’oblo’)

Avendo ben due esemplari di questa macchina, mi son fatto accompagnare da Paola Saia la quale, gia’ abituata a scattare 6×6, ha acconsentito a testarne una per me.

 

Brooklyn: backstage analogico del servizio di Pois Gras

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Mentre lavoravo come tecnico luci per Pois Gras durante un servizio ispirato al film Brooklyn ne ho approfittato per fare due test veloci con la mia Fuji DL-200 II e una pellicola Agfa Vista 400.

La cosa che mi premeva valutare era come questa pellicola reagisce alla luce calda del tramonto.

Sono rimasto stupito dalla saturazione, a volte esagerata, e dal calore di questa pellicola, ne sono risultate immagini vivide sature e ricche di colore man mano che il sole volgeva al tramonto e il calore della luce aumentava.

Potete leggere il servizio di Pois Gras con le stupende foto di Paola Saia qui: Un look new vintage ispirato al film “Brooklyn”

Ringrazio Isabella Novati che ha posato, Sara Pamio che si è occupata di abiti ed accessori e Paola di Pois Gras che ha realizzato personalmente trucco e parrucco.

Built To Last: Fuji DL-200 II

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Marchio: Fuji
Modello: DL-200 II (Cardia II in Giappone)
Prodotta: 1983
Tipologia: Point & Shoot
Formato: 35mm
Obbiettivo: 32mm f/2.8
Esposizione: Automatica
Fuoco: Autofocus con blocco del fuoco
ISO: 50-1600 con lettura DX automatica
Flash: Automatico con pulsante “fill-in flash”

Ma che bella scatoletta

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Si, sembra una (bella) scatoletta di plastica, e questo che mi ha attirato quando l’ho vista la prima volta. Squadrata, leggera, aria “tecnologica seriosa” anni 80.

Fortunatamente quella in mio possesso e’ una DL-200 II cioe’ quella con la batteria cambiabile (una CR-P2), il modello precedente aveva una batteria interna fissa e per cambiarla occorreva rimandarla alla Fuji. Non vi sono altre differenze anche se nel web ho letto che la prima versione aveva un AF lento… nella mia direi che e’ abbastanza veloce.

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Fujinon 32mm f2,8

Una cosa mi ha colpito subito: e’ lenta a mettersi “in moto”! Non so se e’ una caratteristica nativa oppure se la mia e’ invecchiata male, ma diciamo che da quando si fa scivolare il copriobbiettivo a quando la macchina e’ effettivamente pronta a scattare passano una decina di secondi buoni nei quali, anche se si clicca lo shutter, si ottiene solo un lampeggiare di un led rosso nel mirino come se qualcosa non fosse pronto.

Facendo parte della serie DL della Fuji ha appunto il drop-in loading, cioe’ il dorso si apre solo il giusto per far scivolare dentro il rullino e la macchina fa tutto da sola svolgendo completamente la pellicola al suo interno e riavvolgendola poi nel rullino man mano che si scattano delle foto.
Vien da se che questa cosa e’ interessante soprattutto perche’ in caso di apertura involontaria del dorso si andra’ a perdere al massimo l’ultimo frame.

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I pochi controlli presenti: timer, riavvolgimento pellicola e fill-in flash

La DL 200 adora il flash! giuro che a volte non capisco perche’ lo faccia scattare, lo usa ogni volta che puo’, ma devo dire che non ho mai avuto nessun problema di esposizione. Credo che, essendo stata ideata per i turisti, la macchina cerchi sempre di usare una profondita’ di campo piu’ ampia possibile, ma questa e’ solo una mia supposizione.
L’unico modo col quale possiamo intervenire “manualmente” e’ il pulsante del fill-in flash, che attiva il flash dando un piccolo lampo di riempimento, utile ad esempio per i controluce.

FujiDL200II_03L’autofocus come dicevo e’ abbastanza veloce, ogni tanto al buio tergiversa, ma nulla di cosi’ sgradevole, devo dire che e’ ottima come macchina da passeggio e la qualita’ delle immagini non mi dispiace. L’obiettivo Fujinon e nitido e rende colori molto vividi: io la ho usata prevalentemente con pellicole AGFA Vista 400 e direi che la saturazione e’ particolarmente corposa soprattutto in scene con fonti di luce molto forti.

Ha anche il data back, ma personalmente trovo che sia inutile e penso mai lo usero’ o testero’ in vita mia :).

 

 

Built To Last: Fuji DL Super Mini

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Marchio: Fuji
Modello: DL Super Mini (Tiara in Giappone)
Prodotta: Prima meta’ anni ’90
Tipologia: Point & Shoot
Formato: 35mm
Obbiettivo: Fujinon 28mm f3.5 EBC
Esposizione: Automatica
Fuoco: Autofocus, Panorama, Snap, “Manuale”
ISO: 50-1600 con lettura DX automatica
Flash: Automatico, Fill-In, Occhi Rossi, Spento, Ritratto Notturno

Un gioiellino da prendere a schiaffi

La Fuji DL Super Mini, piccola, leggera, con la scocca in alluminio, di primo acchito ha tutte le carte in regola per essere la macchina perfetta, quasi la sorella povera della Contax T*.

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Iniziamo con l’obbiettivo: una bomba di Fujinon! pare sia cosi’ bello che all’epoca, quando queste macchine cessavano di funzionare, veniva convertito ed usato sulle Leica (almeno cosi’ si narra). Inoltre e’ un 28mm quindi molto piu’ ampio dei classici 35mm delle P&S classiche.

Altro punto di forza sono i settaggi del fuoco, ce ne sono addirittura quattro. Troviamo l’autofocus, l’infinito (per i panorami) e qui abbiamo le prime sorprese: c’e’ la possibilita’ di inserire manualmente la distanza di messa a fuoco da 0.35 a 10 metri e c’e’ una modalita’, detta SNAP, che regola la distanza di fuoco  tra 1 e 3 metri circa (fonte) e imposta un diaframma il piu’ aperto possibile per avere un’ampia profondita’ di campo, ne risulta che “con una lente 28mm, in teoria, usando f/5.6, puoi avere tutto a fuoco tra 1.83m e 8.41m” (fonte).

Anche il flash beneficia di piu’ modalita’: occhi rossi, fill-in, spento e ritratto notturno, e sulla parte frontale proprio sotto di esso c’e’ un sensore che avverte se lo si sta involontariamente coprendo col dito. Una funzione che invece e’ abbastanza inutile e’ la “panorama”, un un piccolo selettore posto vicino al view finder che attiva due bande di copertura dietro l’obbiettivo rendendo le foto panoramiche, ma di fatto solo oscurando la parte superiore e quella inferiore del negativo.

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La macchina ha nel dorso tutti i pulsantini (ma proprio “ini”) di controllo delle varie funzioni e un display dove vengono segnalati il numero di scatti mancanti, tipologia di flash e fuoco in uso e le informazioni per l’inutile sovrimpressione della data.

Tutti i settaggi di messa a fuoco e flash si resettano quando si spegne la macchina, come in tutte le P&S, ma, a differenza di molte altre c’e’ la possibilita’ di non resettare quelli del fuoco dopo ogni scatto. Se infatti si tiene premuto il pulsantino di selezione del focus fino a quando la modalita’ scelta smette di lampeggiare la si manterra’ attiva per tutti i prossimi scatti fino allo spegnimento della fotocamera.

Fuji_Tiara_10Il caricamento della pellicola avviene tramite drop-in loading il cui funzionamento e’ piuttosto semplice: una volta inserito il rullino la macchina si occupa di svolgerlo tutto al suo interno per poi riavvolgerlo man mano che si scattano le foto, cosa che, in caso di apertura accidentale, permette di bruciare solo l’ultimo fotogramma.

Vediamo ora all’unica pecca (per me insormontabile) che affligge questo gioiellino: lo shutter lag. Praticamente quando si clicca il pulsante di scatto a meta’, per bloccare il fuoco, la distanza viene calcolata (credo dagli infrarossi) ma la lente non si muove. Quando si clicca a fondo le informazioni passano alla lente la quale si muove nella corretta posizione e la macchina scatta.

Fuji_Tiara_03Anche se avete impostato la distanza di fuoco manualmente la lente si muove solo dopo aver cliccato, ed e’ frustrante, soprattutto se si pensa che alcune P&S, come la piu’ blasonata serie Ricoh GR, sfruttano proprio questa modalita’ di inserimento manuale per annullare il tempo che passa dal click allo scatto.

Ecco io prenderei questo gioiellino a schiaffi perche’, prediligento i soggeti in movimento, con questa sua caratteristica devo diventare preveggente per cogliere l’attimo.

Rimane il fatto che, se vi piace fare ritratti, paesaggi, e non vi interessano le situazioni in cui per un secondo si rischia di perdere lo scatto, questa macchina rimane una perfetta compagna di viaggio!

Yashica T3 Super

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Marchio: Yashica (Kyocera)
Modello: T3 Super (Kyocera T Scope)
Prodotta: 1983
Tipologia: Point & Shoot
Formato: 35mm
Obbiettivo: Carl Zeiss T* 35mm f/2.8
Esposizione: Automatica
Fuoco: Autofocus
ISO: 50-1600 con lettura DX automatica
Flash: Automatico, Fill-In, Occhi Rossi, Spento, Notturno

Sei contento di vedermi?
No, ho uno Zeiss in tasca

Yashica_T3_Super_09Siamo sinceri, e’ bruttina, squadrata, grossa, ma ha uno Zeiss 2.8 nitidissimo!

Yashica_T3_Super_14

Il famoso N.A Scope

Questo e’ gia un buon motivo per possederne una ma, in realta’, c’e’ dell’altro, quella cosa che la rende “super” rispetto alla sorella T3: un piccolo viewfinder posto sulla parte superiore della fotocamera, denominato N.A. Scope

Grazie a questa piccola finestrella che ci permette di controllare l’inquadratura dall’alto, tenendo la macchina all’altezza della vita possiamo inquadrare il nostro soggettosenza che lui si accorga che effettivamente stiamo “prendendo la mira”. Ma non solo, permette di fare foto con prospettive dal basso verso l’alto senza la nacessita’ di sdraiarsi in terra oppure di scavalcare la folla che ci nega la visuale alzando la macchina sopra le teste e, tenendola capovolta, inquadrare grazie allo scope.

Disegni riguardanti l’ N.A.Scope estratti dal manuale della T3 Super (© Yashica Kyocera)

A differenza di quello che ho trovato scritto in rete, trovo la messa a fuoco veloce e precisa, anche in condizioni di luce difficoltose, shutter lag quasi inesistente. La T3 Super e’ tropicalizzata, vale a dire che si puo’ usare anche in presenza di neve o pioggia oppure in spiaggia senza aver paura di danneggiarla e, come plus, ha anche la funzione multiscatto veloce, ottima in situazioni reportagistiche come fotografia si spettacolo o sportiva

il superbo obbiettivo, assieme allo scope e al multiscatto, la rendono un’ottima macchina, al di sopra di moltissime della stessa categoria, purtroppo manca tutto cio’ che potrebbe renderla piu’ versatile come ad esempio un modo per controllare il fuoco, magari inserendolo manualmente in metri, oppure un controllo per la sovra o sottoesposizione. Insomma rimane una P&S pura seppur con parecchie marce in piu’.