Brooklyn: film backstage for the Pois Gras’s shooting

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While I was working as a lighting technician for Pois Gras, for a shooting inspired by the film Brooklyn, I took the opportunity to make a quick test with my Fuji DL-200 II and an Agfa Vista 400 film.

I just wanted to evaluate how this film reacts to the warm light of sunset.

The photos become more vivid and saturated and the colors richer as the sun was declining and the warmth of the sunlight increase.

You can read the Pois Gras post with the beautiful photos by Paola Saia here: Un look new vintage ispirato al film “Brooklyn” (sorry only in italian)

Thanks to Isabella Novati who posed, to Sara Pamio who took care of clothes and accessories and to Paola from Pois Gras who personally made makeup and wigs.

Elefanti live: crash test analogico

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Quindi, la mia amica Rossella e’ ufficio stampa di un nuovo power duo italiano: Elefanti, e mi ha invitato al loro primo concerto. In casa ho pronte due reflex analogiche preparate per fare delle foto in condizioni di bassa luce. Poi c’e’ la situazione da live show che rende difficile la lettura esposimetrica e rende necessaria la conoscenza di tutta una serie di regole classiche e misurazioni da fare “a occhio” per ottenere foto corrette e, trattandosi di in un piccolo locale, le luci probabilmente piu’ che basse saranno “ostili”, beh…

Barney-Sfida

Riassumendo: abbiamo da un lato una Canon AE-1 con obiettivo Canon FD 35-70 f4 e pellicola Fujifilm Superia 800 (tirata a 3200), dall’altro una Yashica FX3 super 2000 con obiettivo Yashica 50mm f1.9 con pellicola Agfa Vista 400 (tirata a 1600). Entrambe le pellicole sono state quindi usate con +2 stop rispetto agli ISO di fabbrica e, viste le specifiche dei due obiettivi, i valori di esposizione rimangono simili, permettendomi di usare entrambe le macchine con tempi di 1/60 o 1/125.

Le luci erano esattamente come me le aspettavo, poche, solo frontali e coloratissime, ottime per l’atmosfera ma un incubo per chi deve fotografare!

Sono abbastanza contento del risultato in generale ma devo dire che la fase di scatto e’ stata molto impegnativa: il telemetro ad immagine spezzata in condizioni di luce non ottimali e’ un po’ complicato da usare, bisogna cercare qualche zona di contrasto per poter riuscire a regolare il fuoco facendo ben combaciare le due parti dell’immagine (e notoriamente i musicisti non stanno proprio fermi). Il “trucco” e’ stato trovare di volta in volta una linea verticale ben contrastata , tipo l’asta di un microfono, e poi verificare valutando “ad occhio” i metri che separavano me e i musicisti!

Se pensiamo poi che in queste condizioni occorre usare f2.8 o poco piu’, c’e’ anche una profondita’ di campo limitata a rendere il tutto piu’ arduo. Nel mio caso andando a fare due calcoli su www.DofMaster.com, per la Canon potevo contare su una DoF che andava da 1.9 metri a 35mm fino a soli 40 cm a 70mm mentre per la Yashica  potevo giocarmela tra i 40 cm usando f1.9 e i 60cm usando f2.8

Come dicevo i tempi di scatto dovevano restare tra 1/60, per evitarmi il micromosso creato dalle mie stesse mani, e 1/125, per evitare mossi causati dai movimenti dei musicisti. Potevo permettermi di passare da un tempo all’altro senza compensare i diaframmi in quanto in fase di acquisizione e post produzione almeno uno stop di luminosita’ si riesce a recuperarlo.

A livello di feeling la Canon e’ un carro armato, da la sensazione di essere indistruttibile, ma la Yashica e’ piu’ leggera e snella e, se equipaggiata con uno Zeiss, puo’ diventare una piccola bomba.

Tra i due setup ho pero’ ho indubbiamente preferito la AE-1 con pellicola tirata a 3200 iso, poter usare f4 tranquillamente mi ha permesso di avere un maggior numero di immagini a fuoco, infatti grazie ad una maggiore profondita’ di campo, mi e’ stato perdonato qualche errore di messa a fuoco o, in casi estremi di “supposizione” della distanza di fuoco, poiche’ mi era impossibile vedere chiaramente nel mirino causa poca luce.

PS: Elefanti sono stati grandi 😉

 

 

 

 

 

Brooklyn: backstage analogico del servizio di Pois Gras

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Mentre lavoravo come tecnico luci per Pois Gras durante un servizio ispirato al film Brooklyn ne ho approfittato per fare due test veloci con la mia Fuji DL-200 II e una pellicola Agfa Vista 400.

La cosa che mi premeva valutare era come questa pellicola reagisce alla luce calda del tramonto.

Sono rimasto stupito dalla saturazione, a volte esagerata, e dal calore di questa pellicola, ne sono risultate immagini vivide sature e ricche di colore man mano che il sole volgeva al tramonto e il calore della luce aumentava.

Potete leggere il servizio di Pois Gras con le stupende foto di Paola Saia qui: Un look new vintage ispirato al film “Brooklyn”

Ringrazio Isabella Novati che ha posato, Sara Pamio che si è occupata di abiti ed accessori e Paola di Pois Gras che ha realizzato personalmente trucco e parrucco.

Built To Last: Fuji DL-200 II

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Marchio: Fuji
Modello: DL-200 II (Cardia II in Giappone)
Prodotta: 1983
Tipologia: Point & Shoot
Formato: 35mm
Obbiettivo: 32mm f/2.8
Esposizione: Automatica
Fuoco: Autofocus con blocco del fuoco
ISO: 50-1600 con lettura DX automatica
Flash: Automatico con pulsante “fill-in flash”

Ma che bella scatoletta

FujiDL200II_06

Si, sembra una (bella) scatoletta di plastica, e questo che mi ha attirato quando l’ho vista la prima volta. Squadrata, leggera, aria “tecnologica seriosa” anni 80.

Fortunatamente quella in mio possesso e’ una DL-200 II cioe’ quella con la batteria cambiabile (una CR-P2), il modello precedente aveva una batteria interna fissa e per cambiarla occorreva rimandarla alla Fuji. Non vi sono altre differenze anche se nel web ho letto che la prima versione aveva un AF lento… nella mia direi che e’ abbastanza veloce.

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Fujinon 32mm f2,8

Una cosa mi ha colpito subito: e’ lenta a mettersi “in moto”! Non so se e’ una caratteristica nativa oppure se la mia e’ invecchiata male, ma diciamo che da quando si fa scivolare il copriobbiettivo a quando la macchina e’ effettivamente pronta a scattare passano una decina di secondi buoni nei quali, anche se si clicca lo shutter, si ottiene solo un lampeggiare di un led rosso nel mirino come se qualcosa non fosse pronto.

Facendo parte della serie DL della Fuji ha appunto il drop-in loading, cioe’ il dorso si apre solo il giusto per far scivolare dentro il rullino e la macchina fa tutto da sola svolgendo completamente la pellicola al suo interno e riavvolgendola poi nel rullino man mano che si scattano delle foto.
Vien da se che questa cosa e’ interessante soprattutto perche’ in caso di apertura involontaria del dorso si andra’ a perdere al massimo l’ultimo frame.

FujiDL200II_04

I pochi controlli presenti: timer, riavvolgimento pellicola e fill-in flash

La DL 200 adora il flash! giuro che a volte non capisco perche’ lo faccia scattare, lo usa ogni volta che puo’, ma devo dire che non ho mai avuto nessun problema di esposizione. Credo che, essendo stata ideata per i turisti, la macchina cerchi sempre di usare una profondita’ di campo piu’ ampia possibile, ma questa e’ solo una mia supposizione.
L’unico modo col quale possiamo intervenire “manualmente” e’ il pulsante del fill-in flash, che attiva il flash dando un piccolo lampo di riempimento, utile ad esempio per i controluce.

FujiDL200II_03L’autofocus come dicevo e’ abbastanza veloce, ogni tanto al buio tergiversa, ma nulla di cosi’ sgradevole, devo dire che e’ ottima come macchina da passeggio e la qualita’ delle immagini non mi dispiace. L’obiettivo Fujinon e nitido e rende colori molto vividi: io la ho usata prevalentemente con pellicole AGFA Vista 400 e direi che la saturazione e’ particolarmente corposa soprattutto in scene con fonti di luce molto forti.

Ha anche il data back, ma personalmente trovo che sia inutile e penso mai lo usero’ o testero’ in vita mia :).

 

 

Built To Last: Fuji DL Super Mini

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Marchio: Fuji
Modello: DL Super Mini (Tiara in Giappone)
Prodotta: Prima meta’ anni ’90
Tipologia: Point & Shoot
Formato: 35mm
Obbiettivo: Fujinon 28mm f3.5 EBC
Esposizione: Automatica
Fuoco: Autofocus, Panorama, Snap, “Manuale”
ISO: 50-1600 con lettura DX automatica
Flash: Automatico, Fill-In, Occhi Rossi, Spento, Ritratto Notturno

Un gioiellino da prendere a schiaffi

La Fuji DL Super Mini, piccola, leggera, con la scocca in alluminio, di primo acchito ha tutte le carte in regola per essere la macchina perfetta, quasi la sorella povera della Contax T*.

Fuji_Tiara_13

Iniziamo con l’obbiettivo: una bomba di Fujinon! pare sia cosi’ bello che all’epoca, quando queste macchine cessavano di funzionare, veniva convertito ed usato sulle Leica (almeno cosi’ si narra). Inoltre e’ un 28mm quindi molto piu’ ampio dei classici 35mm delle P&S classiche.

Altro punto di forza sono i settaggi del fuoco, ce ne sono addirittura quattro. Troviamo l’autofocus, l’infinito (per i panorami) e qui abbiamo le prime sorprese: c’e’ la possibilita’ di inserire manualmente la distanza di messa a fuoco da 0.35 a 10 metri e c’e’ una modalita’, detta SNAP, che regola la distanza di fuoco  tra 1 e 3 metri circa (fonte) e imposta un diaframma il piu’ aperto possibile per avere un’ampia profondita’ di campo, ne risulta che “con una lente 28mm, in teoria, usando f/5.6, puoi avere tutto a fuoco tra 1.83m e 8.41m” (fonte).

Anche il flash beneficia di piu’ modalita’: occhi rossi, fill-in, spento e ritratto notturno, e sulla parte frontale proprio sotto di esso c’e’ un sensore che avverte se lo si sta involontariamente coprendo col dito. Una funzione che invece e’ abbastanza inutile e’ la “panorama”, un un piccolo selettore posto vicino al view finder che attiva due bande di copertura dietro l’obbiettivo rendendo le foto panoramiche, ma di fatto solo oscurando la parte superiore e quella inferiore del negativo.

Fuji_Tiara_12

La macchina ha nel dorso tutti i pulsantini (ma proprio “ini”) di controllo delle varie funzioni e un display dove vengono segnalati il numero di scatti mancanti, tipologia di flash e fuoco in uso e le informazioni per l’inutile sovrimpressione della data.

Tutti i settaggi di messa a fuoco e flash si resettano quando si spegne la macchina, come in tutte le P&S, ma, a differenza di molte altre c’e’ la possibilita’ di non resettare quelli del fuoco dopo ogni scatto. Se infatti si tiene premuto il pulsantino di selezione del focus fino a quando la modalita’ scelta smette di lampeggiare la si manterra’ attiva per tutti i prossimi scatti fino allo spegnimento della fotocamera.

Fuji_Tiara_10Il caricamento della pellicola avviene tramite drop-in loading il cui funzionamento e’ piuttosto semplice: una volta inserito il rullino la macchina si occupa di svolgerlo tutto al suo interno per poi riavvolgerlo man mano che si scattano le foto, cosa che, in caso di apertura accidentale, permette di bruciare solo l’ultimo fotogramma.

Vediamo ora all’unica pecca (per me insormontabile) che affligge questo gioiellino: lo shutter lag. Praticamente quando si clicca il pulsante di scatto a meta’, per bloccare il fuoco, la distanza viene calcolata (credo dagli infrarossi) ma la lente non si muove. Quando si clicca a fondo le informazioni passano alla lente la quale si muove nella corretta posizione e la macchina scatta.

Fuji_Tiara_03Anche se avete impostato la distanza di fuoco manualmente la lente si muove solo dopo aver cliccato, ed e’ frustrante, soprattutto se si pensa che alcune P&S, come la piu’ blasonata serie Ricoh GR, sfruttano proprio questa modalita’ di inserimento manuale per annullare il tempo che passa dal click allo scatto.

Ecco io prenderei questo gioiellino a schiaffi perche’, prediligento i soggeti in movimento, con questa sua caratteristica devo diventare preveggente per cogliere l’attimo.

Rimane il fatto che, se vi piace fare ritratti, paesaggi, e non vi interessano le situazioni in cui per un secondo si rischia di perdere lo scatto, questa macchina rimane una perfetta compagna di viaggio!